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> la storia- l'idea |
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| Non è facile
ricordare quando e com’è nata l’idea,
ritrovare nella memoria il momento, l’istante esatto
in cui da un semplice pensiero, si accende nella mente la
scintilla e l’idea incomincia a prendere forma.
Negli ultimi anni è cresciuto in noi il desiderio
di compiere azioni sociali e umanitarie.
Dopo avere promosso e organizzato con un piccolo gruppo
di amici alcune opere sociali, abbiamo deciso di avventurarci
in un progetto più ambizioso e impegnativo.
A darci l’ispirazione sono stati dei ragazzi.
Ascoltando i loro racconti e le tante storie che hanno vissuto
nei loro viaggi alla scoperta del Continente nero si è
risvegliato in noi lo spirito dell’avventura ed il
desiderio di visitare luoghi e civiltà completamente
diverse dalla nostra.
Il racconto dei bambini denutriti, della miseria che circonda
l’esistenza di quel popolo, il coraggio e l’instancabile
lavoro dei missionari impegnati quotidianamente nella lotta
per la sopravvivenza e nella diffusione della parola di
Dio, ci hanno coinvolto.
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Abbiamo deciso quindi di seguire l’istinto e dare il
nostro contributo per migliorare l’esistenza di quel
popolo tanto martoriato da una recente guerra intestina e
da una situazione sociale disastrosa, con la speranza, che
anche con il nostro aiuto riescano a trovare la via della
pace e della speranza.
Ci è stata posta diverse volte la domanda: perché
in Rwanda ? con tutto quello che c’è da fare
a Casa nostra?
A questa domanda provocatoria e, 9 volte su 10, fatta da chi
si preoccupa unicamente del proprio “orticello”,
sostanzialmente indifferente al mondo che lo circonda rispondiamo:
"Non crediamo sia giusto fare una classifica."
In Rwanda perché……piuttosto che a casa
mia ? perché…, crediamo che, più ancora
che il frutto di una nostra scelta, spesso è semplicemente
destino.
Crediamo che quello che conta non sia il “dove”o
il “perché”, ma il coraggio di rispondere
“presente” ad una chiamata che senti, il coraggio
di mettersi in gioco e in discussione e spendere qualcosa
di noi stessi per ciò in cui crediamo o in quei valori
che sono la spina dorsale della morale di un cristiano.
Aprire il nostro cuore al prossimo, bisognoso di tutto, in
particolare d’amore.
Paradossalmente, per “bisognoso” si può
intendere anche quella persona insopportabile e indisponente
con la quale spesso siamo costretti a convivere tutti i giorni,
che è tale perché prigioniera delle proprie
paure e frustrazioni, di poveri schemi mentali e infine della
propria infelicità, ma crediamo che questa sia un’altra
cosa.
Pensiamo anche, che in Italia, per quanta sofferenza, solitudine,
indigenza, emarginazione e violenza ci siano, viviamo in uno
Stato di Diritto, ci sono strutture pubbliche che, bene o
male, funzionano, ci sono miriadi di associazioni di uomini
e donne di buona volontà che operano nel sociale, testimoniando
amore e solidarietà.
In pratica abbiamo la possibilità di provvedere in
diversi modi alle esigenze dei bisognosi, nonostante le numerose
difficoltà.
Nei paesi del sud del Mondo queste opportunità non
ci sono.
Regnano la fame, la malattia, l’ignoranza, il sopruso
e l’assenza di strutture e lo Stato di Diritto.
Testimoniare lì l’amore, la gioia, la pace nella
convivenza, la solidarietà e la condivisione significa
aiutare a crear coscienza ed alimentare la speranza (KWIZERA
in lingua Rwandese vuol dire SPERANZA) che il domani potrà
essere migliore.
Molto importante per spingerci in questo nuovo modo di vivere
e di pensare è stata questa preghiera, che in poche
righe espone quello che dovrebbe essere il modo di agire di
un Buon Cristiano: |
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O Signore,
Fa di me uno strumento della tua pace.
Dov’è odio, fa che io porti l’amore.
Dov’è offesa, ch’io porti il perdono.
Dov’è discordia, ch’io porti l’unione.
Dov’è dubbio,ch’io porti la fede.
Dov’è errore, ch’io porti la verità.
Dov’è disperazione, ch’io porti la speranza.
Dov’è tristezza, ch’io porti la gioia.
Dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.
O Maestro, fa ch’io non cerchi tanto di essere consolato,
quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.
Perché è dando che si riceve;
perdonando che si è perdonati;
morendo, che si risuscita a vita eterna. |
Questa semplice
preghiera fu scritta da San Franceso per aiutarci a portare
a tutti un po’ di amore per rendere il mondo più
vivibile, più umano, più bello.
Se anche voi avete compreso il profondo messaggio contenuto
in queste poche righe e siete disposti ad aiutarci, sono certo
che insieme, a piccoli passi, cambieremo il Mondo.
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