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30/08/2010 04:28
L'idea
Non è facile ricordare quando e com’è nata l’idea, ritrovare nella memoria il momento, l’istante esatto in cui da un semplice pensiero, si accende nella mente la scintilla e l’idea incomincia a prendere forma.

Negli ultimi anni è cresciuto in noi il desiderio di compiere azioni sociali e umanitarie.

Dopo avere promosso e organizzato con un piccolo gruppo di amici alcune opere sociali, abbiamo deciso di avventurarci in un progetto più ambizioso e impegnativo.

A darci l’ispirazione sono stati dei ragazzi.
Ascoltando i loro racconti e le tante storie che hanno vissuto nei loro viaggi alla scoperta del Continente nero si è risvegliato in noi lo spirito dell’avventura ed il desiderio di visitare luoghi e civiltà completamente diverse dalla nostra.

Il racconto dei bambini denutriti, della miseria che circonda l’esistenza di quel popolo, il coraggio e l’instancabile lavoro dei missionari impegnati quotidianamente nella lotta per la sopravvivenza e nella diffusione della parola di Dio, ci hanno coinvolto.
Abbiamo deciso quindi di seguire l’istinto e dare il nostro contributo per migliorare l’esistenza di quel popolo tanto martoriato da una recente guerra intestina e da una situazione sociale disastrosa, con la speranza, che anche con il nostro aiuto riescano a trovare la via della pace e della speranza.

Ci è stata posta diverse volte la domanda: perché in Rwanda ? con tutto quello che c’è da fare a Casa nostra?

A questa domanda provocatoria e, 9 volte su 10, fatta da chi si preoccupa unicamente del proprio “orticello”, sostanzialmente indifferente al mondo che lo circonda rispondiamo: "Non crediamo sia giusto fare una classifica."

In Rwanda perché……piuttosto che a casa mia ? perché…, crediamo che, più ancora che il frutto di una nostra scelta, spesso è semplicemente destino.
Crediamo che quello che conta non sia il “dove”o il “perché”, ma il coraggio di rispondere “presente” ad una chiamata che senti, il coraggio di mettersi in gioco e in discussione e spendere qualcosa di noi stessi per ciò in cui crediamo o in quei valori che sono la spina dorsale della morale di un cristiano.

Aprire il nostro cuore al prossimo, bisognoso di tutto, in particolare d’amore.

Paradossalmente, per “bisognoso” si può intendere anche quella persona insopportabile e indisponente con la quale spesso siamo costretti a convivere tutti i giorni, che è tale perché prigioniera delle proprie paure e frustrazioni, di poveri schemi mentali e infine della propria infelicità, ma crediamo che questa sia un’altra cosa.

Pensiamo anche, che in Italia, per quanta sofferenza, solitudine, indigenza, emarginazione e violenza ci siano, viviamo in uno Stato di Diritto, ci sono strutture pubbliche che, bene o male, funzionano, ci sono miriadi di associazioni di uomini e donne di buona volontà che operano nel sociale, testimoniando amore e solidarietà.

In pratica abbiamo la possibilità di provvedere in diversi modi alle esigenze dei bisognosi, nonostante le numerose difficoltà.
Nei paesi del sud del Mondo queste opportunità non ci sono.
Regnano la fame, la malattia, l’ignoranza, il sopruso e l’assenza di strutture e lo Stato di Diritto.

Testimoniare lì l’amore, la gioia, la pace nella convivenza, la solidarietà e la condivisione significa aiutare a crear coscienza ed alimentare la speranza (KWIZERA in lingua Rwandese vuol dire SPERANZA) che il domani potrà essere migliore.

Molto importante per spingerci in questo nuovo modo di vivere e di pensare è stata questa preghiera, che in poche righe espone quello che dovrebbe essere il modo di agire di un Buon Cristiano:

O Signore,
Fa di me uno strumento della tua pace.
Dov’è odio, fa che io porti l’amore.
Dov’è offesa, ch’io porti il perdono.
Dov’è discordia, ch’io porti l’unione.
Dov’è dubbio,ch’io porti la fede.
Dov’è errore, ch’io porti la verità.
Dov’è disperazione, ch’io porti la speranza.
Dov’è tristezza, ch’io porti la gioia.
Dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.
O Maestro, fa ch’io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.
Perché è dando che si riceve;
perdonando che si è perdonati;
morendo, che si risuscita a vita eterna.

Questa semplice preghiera fu scritta da San Franceso per aiutarci a portare a tutti un po’ di amore per rendere il mondo più vivibile, più umano, più bello.

Se anche voi avete compreso il profondo messaggio contenuto in queste poche righe e siete disposti ad aiutarci, sono certo che insieme, a piccoli passi, cambieremo il Mondo.
 
 




 
 
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